L’Ape nera Sicula rinasce ed il suo miele diventa patrimonio inestimabile dal sapore antico e genuino.

03 Giugno 2024 | Food

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Carlo Amodeo, “il Re del miele”, l’uomo che ha scongiurato l’estinzione dell’Ape nera Sicula.

Nata e sviluppatasi in Sicilia fino agli anni ’70, l’Ape nera sicula fu poi abbandonata dagli apicoltori locali che preferirono importare dal nord le api ligustiche, oramai ritenute lo standard in tutta Italia per la produzione del miele. Così l’Ape nera sicula rischiò l’estinzione, fino a quando Pietro Gendoso, entemologo e docente dell’Università di Palermo, la studiò e trasferì la passione per questa varietà di api a un suo studente, Carlo Amodeo, apicoltore di Termini Imerese. Dopo tante ricerche, nel 2008 a Carini, in provincia di Palermo, Carlo Amodeo ritrovò in un appezzamento di terreno di un anziano apicoltore gli ultimi bugni (le casse usate come arnie) di Api Nere Sicule. L’amore per questo animale, unico e inestimabile portò Carlo a diventare un apicoltore di professione e trasferì le famiglie di api nere in isolamento nelle isole di Vulcano e Filicudi. Nello stesso anno, Carlo Amodeo creò il Presìdio Slow food, concentrando l’attenzione sul rischio di estinzione di questa razza di api autoctona: in questo modo riuscì ad avvicinare a sé altri 7 produttori che, dopo aver ottenuto da lui le api regine sicule, iniziarono ad allevarle e a produrre l’ottimo miele.

Le caratteristiche dell’Ape nera sicula

L’Ape nera sicula è un insetto molto docile e tranquillo, tanto che permette di effettuare le operazioni di smielatura a mani nude. Rispetto alle altre tipologie, queste api sono molto più resistenti alle temperature estreme, frutto di centinaia anni di acclimazione in una terra così calda e apparentemente ostile. A differenza delle altre, queste api riescono quindi a produrre miele sia in inverno (mieli invernali rari come quelli di Carrubo, Nespolo e Mandorlo), sia in estate a più di 40 °C, temperatura limite per le altre varietà. Ma non solo, l’Ape Nera Sicula è molto resistente ai parassiti, ai pesticidi e consuma meno miele rispetto ad altre api. Il miele di Ape Nera Sicula, viene estratto a freddo e a mano e ha caratteristiche carticolari: al gusto non si discosta molto dagli altri, ma ciò che fa la differenza è l’alto contenuto di polifenoli ed antiossidanti. Le Api Nere Sicule si distinguono dalle altre api che vivono nelle altre regioni d’Italia. La caratteristica è proprio il colore: questa varietà ha infatti un addome scuro, derivato dalle api nere africane, una peluria giallognola e le ali più piccole, a differenza della tipica livrea giallo-nera dell’ape ligustica, la tipologia più diffusa in Italia. Non è vero infatti, che tutte le api sono gialle e nere. La livrea che normalmente associamo all’ape è in realtà tipica della ape ligustica, l’ape più diffusa in Italia, tanto da essere definita anche ape italiana. Esistono api scure, grigie o anche nerissime, proprio in Italia, simili morfologicamente alle api nere africane. L’Ape Sicula (Apis mellifera siciliana) ha l’addome scurissimo e una peluria giallastra e le ali sono più piccole. Ha popolato per millenni la Sicilia e poi è stata abbandonata negli anni ’70 quando gli apicoltori siciliani sostituirono i bugni di legno di ferula (le casse a forma di parallelepipedo usate come arnie) e iniziarono a importare api ligustiche dal nord Italia. L’ape sicula rischiò in quegli anni la totale estinzione. Grazie alle ricerche e agli studi dell’entomologo siciliano, Pietro Genduso che trasmise questa passione all’allora studente Carlo Amodeo, oggi possiamo dire con fermezza che questo meraviglioso animale popola la nostra Costa d’Oro. Oggi infatti, a Termini Imerese possiamo vantare dell’unico l’allevatore di Api Regine Siciliane iscritto al Registro Nazionale.

Carlo Amodeo apicultore

Come inizia l’amore per le api?

L’amore per l’ape inizia prima che nascessi, è nel mio dna.

Inizio ad allevarle nel 79. Nel 1985 il pericolosissimo acaro delle api (varroa) comincia a causare morie e distruzione di interi apiari.

L’acaro varroa decima gli alveari di mezzo mondo, costringendo gli apicoltori a trattamenti acaricidi. Non amo i trattamenti acaricidi perché li ritengo come se infrangessero quella particolare armonia che porta al dolore della perdita di sacralità.

Nel 1987, in un terreno abbandonato da almeno un decennio nel territorio di Carini, trovo tre famiglie di api totalmente nere, sopravvissute alla varroa, erano docili e nonostante l’assenza di trattamenti acaricidi sopravvissute come se nulla fosse stato. Da anni il professore Pietro Genduso era alla ricerca dell’ape sicula. Quest’ultima, con l’importazione massiccia di api ligustiche, nel giro di un decennio, aveva provocato l’impossibilità di trovare ceppi conformi di api sicule.

I ceppi da me individuati, sottoposti da Genduso ad analisi genetiche confermarono quello che da anni stavamo cercando, l’Ape Nera Sicula.  

Perché il trasferimento nelle Isole?

Le api regine si accoppiano in volo. Per poterle riprodurre in conformità tra loro ho deciso di trasportarle sull’isola di Ustica. Isolate dunque, potevano solamente accoppiarsi tra loro. Inizia cosi, il mio lungo cammino con un’ape, unica al mondo che consente di far rivivere un’apicoltura naturale.

Il brutto anatroccolo, fu la definizione data all’Ape Sicula in un documentario di Gheo & Gheo.

In realtà, da un’ape abbandonata e pressoché estinta, viene fuori l’ape che produce il miele più  antiossidante al mondo, l’unica ape Europea in grado di sopravvivere all’acaro varroa ed alle sue virosi. Lei è la regina delle regine, l’ape più richiesta ed efficace per l’impollinazione delle colture protette. Negli anni l’amore per questo meraviglioso animale mi ha consentito di accedere ai mercati internazionali. Nel 1995 gli apicoltori europei non trovando più api sul mercato si rivolsero a me. In quel tempo persino il principe Carlo, per ben 2 anni acquistò più di mille pacchi d’api, per rimpiazzare le api morte nell’intera contea scozzese.

Secondo una ricerca, è vero che il miele dell’Ape Nera Sicula è l’unico antiossidante?

Verissimo. Quando il Federico Secondo di Napoli (una delle più importanti università al mondo sulla ricerca di antiossidanti) analizzando il miele della nostra azienda, si rese conto che la quantità di antiossidanti era dal 300 al 1000 % in più, rispetto agli altri mieli della nomenclatura mondiale, la pubblicazione fu ripresa dalle riviste internazionali ed anche lì, si spalancò il mercato internazionale.

D’altronde, gli antiossidanti sono lo strumento principe per una vita sana ed in armonia, in più la tranquilla convivenza con l’acaro varroa, consente la totale assenza di inquinanti nel miele.

Lei è l’unico allevatore al mondo dell’Ape Siciliana?

Si. Nel 2001 vengo iscritto dall’Istituto Nazionale Apicoltura di Bologna, come unico allevatore di Apis mellifera siciliana.

Tale iscrizione, decreta ufficialmente, l’esistenza a livello ministeriale di quest’ape ritenuta estinta, della quale da quel momento si dovrà tener conto.

Cos’è Ape Slow?

Nel 2008, incontro slow food, si crea il presidio dell’Ape Nera Sicula. La mia più grande preoccupazione, e quella che l’ape sicula esist da milioni di anni, la mia vita inceve, è meno di un battito di ciglia. Con slow food costituisco un gruppo di apicoltori e coinvolgo l’istituto nazionale di apicoltura, altri istituti di ricerca, la regione Siciliana.

Slow food apicoltura Amodeo è un progetto unico al mondo, che prevede il reinserimento massivo di una sottospecie d’api, nell’intero territorio d’origine. Il progetto fu intitolato APE SLOW, alla memoria del professore Genguso. Vennero inserite più di trentamila api regine, provenienti da quei ceppi d’ape sicule relitti, con le quali negli anni avevo insediato nelle isole di Ustica, Alicudi, Filicudi e Vulcano. Per far ciò fu creata l’associazione regionale “Allevatori dell’apicoltura mellifera Siciliana della quale fui eletto presidente. Quest’associazione oggi conta più di duecentosessanta allevatori di ape sicula.

Cos’è il progetto Pronera?

Il progetto Pronera, dove sono capofila, punta a perfezionare ulteriormente la conformità genetica a completamento del progetto Ape Slow. Continueranno le ricerche che riguardano l’eccezionale presenza di antiossidanti su più di 20 tipologie di mieli prodotti puntando, oltre all’individuazione delle sostanze nutraceutiche, soprattutto a quelle medicamentose, quali ad esempio la metilsalina, presente in maniera massiccia nel miele di cardo prodotto dall’ape Nera Sicula.

Anche il miele di aneto dell’ape sicula ha eccezionali caratteristiche, riesce a distruggere i film batterici delle sale operatorie.

Questo cammino vedrà sempre al centro l’ape sicula, il coinvolgimento del presidio Slow Food dell’ape nera e gli apicoltori dell’associazione, che sempre più numerosi abbracciano l’allevamento di quest’ape eccezionale. Alla fine del progetto è prevista la costituzione di un consorzio, che oltre a dare il giusto valore al miele di quest’ape ed il giusto reddito a chi l’alleva, sancirà l’assoluta messa in sicurezza di questo prezioso insetto.

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