comune di

termini imerese

 

INFO & CENNI STORICI

Termini Imerese è un importante nodo ferroviario, centro portuale e sede di Tribunale e Giudice di Pace. Ricomprende nel suo territorio le Frazioni di: Contrada Calcasacco, Contrada Caracoli, Contrada Chianche, Contrada Chiarera, Contrada San Girolamo Alto, Contrada San Girolamo Basso, Danigarci, Villaggio Tedeschi, Villaurea. Nel comune insiste anche la Stazione FF. SS. di Fiumetorto. Termini Imerese è un piccolo angolo del Mediterraneo, sorge ai piedi di un monte e scivola fino al mare; il suo variegato territorio consente di muoversi alla scoperta di odori e sapori della tradizione e della cucina locale. Viene del tutto naturale lasciarsi coccolare dalle calde acque termali e dall’accogliente ospitalità della comunità di questa meravigliosa terra, palcoscenico di antiche battaglie ma aperta al futuro, che offre la possibilità di assaporare l’unicità di un clima culturale fatto di storia vera, pittoresche tradizioni allegoriche e antiche credenze. Uno scenario lussureggiante, in cui è possibile partecipare alla bellezza dell’ombra degli ulivi e del tramonto che dal mare riflette la sua calda luce in ogni angolo di verde e sulle vele dei numerosi natanti, travolge l’anima attraverso la sorprendente, seducente e pittoresca forza del creato.

COME ARRIVARE

Pulman
Autolinee Ast, Sais, Sommatinese

Aereporto
Palermo: Falcone Borsellino, Autostrada A19 uscita Termini Imerese.

Auto
Autostrada A19 uscite Termini Imerese, Agglomerato industriale e Buonfornello. La SS 113 (Settentrionale Sicula) attraversa Termini Imerese e collega il centro con il porto e la zona industriale.

Treno
Fermata Stazione FF.SS. Termini Imerese

Porto
Dal porto di Palermo si raggiunge
l’Autostrada A19 uscita Termini Imerese

CULTURA E TRADIZIONI

Tradizioni popolari

Non c’è una data certa circa la sua inaugurazione ma le bellissime maschere di “u Nannu ca’ Nanna”, costruite alla fine dell’800, testimoniano che, quello termitano, è il più antico Carnevale di Sicilia.
Per la forte presenza di elementi storici, culturali, leggendari, folkloristici, allegorici, satirici e per il mistero che avvolge l’origine delle maschere storiche che caratterizzano questa magnifica festa, moltissimi studiosi di cultura e storia delle tradizioni popolari si sono vivacemente soffermati a studiare tutte le fasi dell’evento. Lo stesso mistero che circonda l’origine delle maschere dei due arzilli vecchietti, “i Nanni”, circonda anche l’identità delle persone che ogni hanno ne vestono i panni. L’unica certezza è che mai una donna ha avuto questo ruolo. Si tratta, infatti di una vera e propria casta in cui entrare e non è mai stata un’operazione semplice. Indossare le maschere dei “Nanni” è un’emozione che hanno voluto provare medici, avvocati, professori politici, ma anche tante persone comuni, che hanno dovuto fare una lunga gavetta e rispettare regole molto precise. Rappresentato da un personaggio bassino, rubicondo e allegro, “U Nannu” per alcuni rappresenta il Carnevale stesso; per altri è il simbolo del male che si consuma sul rogo come “rito di purificazione” alla mezzanotte del martedì (grasso) precedente le Ceneri, simboleggiando la fine dell’allegria e l’arrivo della Quaresima quale momento della penitenza. Con la “bruciatina” muore colui che aveva lanciato coriandoli e confetti, simboli di abbondanza e che aveva invitato tutti al ballo come forma di liberazione. Con la sua morte “u Nannu” lascia il posto “a Nanna”, che proprio come la penitente quaresima è “sicca e longa”. Personaggio femminile, magra e allampanata continua a vivere come un invito alla riflessione per la Quaresima in arrivo, rappresentando il dolore e la penitenza. Si vede in essa anche la donna come simbolo di fertilità e abbondanza o rinascita a nuova vita per l’arrivo della primavera, avvicinandosi alle figure di altre feste popolari, come la Befana o la “Vecchia” delle Madonie che lascia doni per l’anno nuovo. Il Carnevale a Termini Imerese racconta una storia infinita, richiamando i riti propiziatori ed i baccanali pagani che precedevano la quaresima, che sconfina nella leggenda e si aggancia a momenti storici che hanno segnato la via di questa antica città. Sono proprio le maschere di ” u Nannu ca Nanna ” che, approdate a Termini Imerese grazie ad alcune famiglie provenienti da Napoli (i “Napuliti”), hanno fatto grande ed eccezionale questo Carnevale, che rivive ogni anno per le strade della Città e penetra con prepotente allegria nella vita di migliaia di partecipanti.

Eccellenze enogastronomiche

I “maccarruna cu sucu ‘nta maidda”
Questa pasta fresca è un maccherone che veniva fatto in casa con “i busi” o con “l’arbitrio”, e lasciati “sciariari” (asciugare lentamente) appesi alle canne. Era una pasta che una volta cotta e condita con ragù, veniva depositata in una specie di vasca di legno, “a maidda” appunto, la stessa cioè dove era stato preparato l’impasto, e attorno alla quale per tradizione tutti si sedevano per mangiare.

La Chiacchera
La Chiacchera è il dolce tipico del carnevale termitano. Ha la forma di una striscia, talvolta manipolata a formare un nodo. La base è un impasto di farina, successivamente ci sono due possibilità: l’impasto viene fritto o viene cotto al forno. Infine si spolvera con zucchero a velo. Possono anche essere coperte da miele, cioccolato e/o zucchero a velo o servite con il cioccolato fondente o con mascarpone montato e zuccherato

Artigianato locale

L’attività prevalente è il turismo ma vanta una forte percentuale d’impiego anche il settore primario dell’agricoltura, stante la peculiare fertilità della piana omonima. Negli ultimi anni vi è stato un incremento del patrimonio edilizio destinato al turismo stagionale. Inoltre, per la sua vicinanza al mare e la lunga spiaggia, ogni estate sviluppa un accentramento demografico che sfiora quasi i 40.000 abitanti.

Personaggi storici

Stenio: le notizie su questo personaggio ci vengono, di prima mano, da Plutarco e Cicerone. Nato tra il 120 ed il 110 a.C. da famiglia patrizia, fu amante dell’arte ed oratore eloquentissimo. In base ad un’interessante tesi sarebbe stato un gymnasiarca. La sua casa sorgeva, secondo la tradizione, dove ora si erge il Duomo, era famosa per gli oggetti diarte che vi si ammiravano e vi furono ospiti personaggi illustri del mondo contemporaneo, fra cui il pretore Lucio Cornelio Sisenna, Caio Marcello e Cicerone.

Vincenzo La Barbera: nato nel 1577, muore nel 1640. Architetto e pittore fedele alla tradizione tardo-raffaellesca siciliana, nel 1610 affrescò la sala consiliare del palazzo del magistrato, inoltre progettò e diresse numerose opere pubbliche. Subentrò al suocero Antonino Spatafora nella carica di Capomastro nelle fabbriche della città di Termini Imerese e Soprintendente degli Acquedotti; dal 1615 è anche Ingegnere delle fabbriche della città. Trasferitosi a Palermo, è sostituto Architetto del Senato con Mariano Smiriglio e, forse, anche con Pietro Novelli. Inoltre, lavora a Casa Professa ed esegue alcuni progetti, tra i quali, l’arco trionfale della Nazione Genovese per il Festino di S. Rosalia del 1625. Nel 1637, insieme al Novelli, Giuseppe Costantino e Gerardo Astorino viene incaricato di dipingere le sale del duca diMontalto a Palazzo Reale.

Santa Marina: nell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo, le parole “Santa Maria Vergine Termitana” sono riferite a Santa Marina. Ella infatti ha ascoltato la voce di Dio che la chiamava, ha aperto a lui la porta della sua anima e di tutta la sua vita; e Dio è venuto a Lei: insieme sono vissuti e oggi vive nella gloria del Padre, da lui beatificata, e dal cielo protegge il popolo termitano. La tradizione riferisce che S. Marina nacque verso l’anno 1036, sotto il regno del re Ruggero. La Santa apparteneva alla nobile famiglia dei Pandariti, o Patariti, che abitava nel piccolo borgo di Scanio, a circa un chilometro da Termini Imerese. Tale villaggio era situato nei pressi dell’antica chiesa di S. Marina e oggi è completamente scomparso. Nelle vicinanze dell’attuale chiesa di S. Marina era il cimitero del piccolo borgo.

San Calogero: il personaggio conosciuto come “San Calogero”, certamente aveva altro nome. “Calogeri”, infatti, erano religiosi greci che seguivano con particolare scrupolo la regola di S. Basilio ed attuavano la vita monastica con estremo rigore, in termini di penitenze e privazioni. Loro caratteristica era quella di abitare, da eremiti, sui monti; in particolare, in Grecia stavano sul monte Atos. Sarebbe un Calcedone fuggito in Sicilia, insieme ad altri cristiani, a causa delle persecuzioni degli imperatori Diocleziano e Massimiano. Nell’isola, però, sarebbero stati oggetto di analoghe persecuzioni, conclusesi, per i compagni di Calogero, con il martirio. Calogero, invece, riparò sul monte Eurako, che da lui prese il nome, dove condusse vita contemplativa, curando anche l’evangelizzazione dei territori di Terme e Caccamo. Secondo la tradizione, durante il suo soggiorno, scacciò i diavoli che infestavano il monte (lasciando impressa l’impronta del suo piede sulla roccia) e fece sgorgare, quasi sulla sommità, una sorgente di acqua limpida, a fronte di quella amara fatta scaturire dal diavolo. Infine, si sarebbe trasferito sul monte Cronio, nei pressi di Sciacca, dove morì. Sulla vetta della nostra montagna i termitani costruirono una piccola chiesa a lui dedicata, di cui sono visibili pochi ruderi.

Eventi storici

Della “casa” di Stenio resta un fregio marmoreo, posto alla base del campanile del Duomo (lato est) che fu apprezzato dallo Houël nel suo Voyage pittoresque en Sicile. Durante la guerra civile fra Mario e Silla, Stenio parteggiò per Mario, fautore della democrazia, convincendo la città a schierarsi col primo ed attirando, in conseguenza, le ire del vincitore su Terme. Infatti Silla, fautore del potere oligarchico, dopo la vittoria inviò in Sicilia Gneo Pompeo con il compito di castigare ferocemente i suoi nemici. Ma quando le truppe romane furono alle porte della città Stenio, per non farle subire una pesante repressione, si presentò a Pompeo accusandosi quale unico responsabile della scelta che Terme aveva operato in favore di Mario e sollecitando soltanto sulla sua persona la vendetta. Profondamente toccato da tanta coerenza, Pompeo perdonò non solo la città e Stenio ma anche tutta la provincia e, con gesto di grande opportunità politica, riaccompagnò, fra due ali di folla plaudente, il grande Stenio fino a casa. Nominato Verre governatore della Sicilia, cominciarono le spoliazioni sistematiche che questi perpetrava ai danni delle comunità e dei singoli cittadini. La cupidigia del governatore si rivolse anche verso le collezioni d’arte di Stenio che, per amor di pace e fiducioso che, in tal modo, avrebbe risparmiato la città, subì in silenzio. Ma quando Verre pretese di impadronirsi delle antiche statue bronzee raffiguranti Stesicoro, Imera e la Capretta, simboli degli esuli Imeresi, rubate da Annibale e restituite da Scipione l’africano, vincitore di Cartagine, Stenio si oppose con tutte le sue forze e convinse il Senato Termitano a rispondere “No! ” alla richiesta di Verre. Ma questi non desistette. Anzi, accordatosi con Agatino e Doroteo, concittadini ed avversari di Stenio, ricorse alla calunnia per screditarlo agli occhi della cittadinanza. Infatti, avvalendosi delle accuse di un tal Pacilio, che peraltro non ebbe il coraggio di presentarsi a confermarle al processo, condannò Stenio alla pena di morte, condanna cui si oppose lo stesso Agatino, che non avrebbe voluto giungere a tanto. Ma Stenio non si diede per vinto. Fuggito a Roma, si presentò al Senato e, con l’assistenza dell’amico Cicerone, che in quell’occasione pronunciò le sue famose orazioni contro Verre dimostrando la colpevolezza dell’accusatore, ottenne la piena riabilitazione (72 a.C.).

cosa visitare

Museo del Motorismo Siciliano e della Targa Florio

Parrocchia S. Antonio Di Padova

Convento Gancia

Istituto Don Calabria

Parrocchia S. Nicola Di Bari

FESTE E SAGRE

Infiorata Terminata
Emozionante rievocazione storica in costumi medievali con i personaggi illustri che hanno trasformato nel corso dei secoli la storia di Termini Imerese, per arrivare al variopinto tappeto di fiori.

Patrono della città Beato Agostino Novello
Viene festeggiato due volte l’anno, il 19 Maggio, giorno della sua nascita, e nell’ultima settimana di Agosto, occasione detta “U Fistinu”, in ricordo del momento in cui la sua reliquia (il braccio) venne portata a Termini Imerese, nel lontano 1620.

Settimana Santa
Appuntamento con uno dei Riti Quaresimali più antichi e suggestivi, “La Calata dei Veli”. Fedele riproduzione di veli dipinti a dimensione naturale. Si riprende un antico rito religioso, che si svolgeva nei venerdì di quaresima presso cappella del Crocifisso Nero alla Chiesa dell’Annnunziata di Termini Imerese, da più di vent’anni rimasta chiusa al culto a causa di un restauro non completato. Il rito prevedeva la meditazione su dei veli dipinti che venivano di volta in volta calati meccanicamente come delle diapositive e veniva proposta una riflessione sugli eventi che compongono l’odierna via crucis. La visione dei veli e l’ascolto delle musiche, che l’accompagnano, creano un’ intensa suggestione nei fedeli riuniti.

Termini romana
Un salto indietro di 2000 anni per rivivere gli usi e i costumi dell’antica Roma a Termini Imerese. (12 / 13 agosto). Una rievocazione storica che si snoda in uno spettacolo itinerante organizzato dall’Associazione Termini d’Amuri con il coinvolgimento di più di 100 figuranti in abiti d’epoca; viene messo in scena l’accampamento romano, le Terme romane con i suoi riti, la cena romana, l’arena e i gladiatori, il senato romano. Filo conduttore è la storia di Stenio, illustre cittadino termitano vissuto nel I sec.a.C. che, accusato ingiustamente da Gaio Licinio Verre, dispotico governatore della Sicilia (73-71 a.C.), fu difeso da Cicerone davanti al senato Romano.